San Francesco in meditazione, 1605 – Michelangelo Merisi da Caravaggio

San Francesco in meditazione è il soggetto di un dipinto realizzato nel 1605 dal pittore Michelangelo Merisi da Caravaggio. Nel dipinto di Caravaggio si vede la raffigurazione di un frate, vestito poveramente, con un saio bucato e rattoppato che tiene in mano un teschio, davanti ad un tronco segato su cui posa una croce fatta di due semplici assi. Nel dipinto, la luce che illumina il santo evidenzia delle tonalità rossastre e bluastre sul naso e le orecchie che indicano come il Santo avvertisse i rigori dell’inverno e del gelo dentro la grotta, effetti certamente studiati dal vero da Caravaggio. Sulla testa del Santo si noti una sottile aureola, che è piuttosto rara nei dipinti religiosi di Caravaggio. Una particolarità dell’iconografia, che mostra come il pittore si sia voluto attenere all’immagine del Santo come era stata tramandata dai biografi e quindi anche alla raffigurazione della sua autentica semplicità e povertà, consiste nella modalità tipica della preghiera che i frati Cappuccini avevano derivata da Bonaventura da Bagnoregio, il quale racconta come Francesco pregava sulla nuda terra scalzo, senza cappuccio, in ginocchio, senza appoggiarsi.

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Allo stesso modo rappresenta una innovazione l’aspetto iconografico del rapporto del Santo con il teschio tenuto in mano e fissato con sguardo assorto e meditabondo. Il guardare la morte, la nostra ‘sorella morte corporale’, poteva prendere ispirazione dal salmo 88,49: ” Quale vivente non vedrà la morte, sfuggirà al potere degli inferi?”, ma l’iconografia riprendeva la tematica del memento mori e della vanitas, intesa come vacuità e precarietà della vita di fronte alla certezza e ineluttabilità della morte: da una parte era un richiamo alla predicazione medievale, dall’altra apriva la via a quell’aspetto della natura morta in cui compare il teschio accanto a fiori, frutti o strumenti musicali, o libri. Una iconografia che si precisa meglio in un altro San Francesco di Caravaggio, S. Francesco in preghiera del Museo Civico di Cremona, databile intorno al 1606, in cui accanto all’albero secco, al Santo molto più sofferente, si vedono sul davanti un libro di preghiere, un teschio e la croce.

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