LE NOZZE DI CANA DI PAOLO VERONESE

STORIA DELL’ARTE Attenzione: L’assunzione di queste video pillole può causare attacchi d’arte.

A

“Illusionista di genio nell’interpretazione della spazialità architettonica, ambientando a sua volta il tema sacro in una scenografia teatrale, per movimento di piani, disposizione al modo di quinta delle architetture (inequivocabilmente palladiane) sul fondo di cielo chiaro che apre la parete, studiatissima regia dei movimenti di gruppi di figure, e tutto entro un’esaltazione di colori timbrici luminosissimi…” Gino Damerini, L’isola e il Cenobio di San Giorgio Maggiore.

E

Le nozze di Cana furono realizzate nel 1563 per la parete di fondo del refettorio – una grandiosa sala edifica da Andrea Palladio – di San Giorgio Maggiore a Venezia, un complesso religioso fondato alla fine del X secolo da frate Giovanni Morosini. L’episodio raffigurato è tratto dal Vangelo di Giovanni e racconta del primo miracolo compiuto da Gesù nel villaggio di Cana durante una festa di nozze.

Opera di eccezionale ricchezza, non solo per le dimensioni, una tela di canapa di 7 metri per 10, ma anche per l’innovazione della resa iconografica del tema evangelico e per la presenza di un altissimo numero di personaggi, alcuni dei quali riconoscibili come contemporanei di Veronese. I brillanti e vivaci colori impreziosiscono infatti le esemplari riproduzioni di velluti, sete, lane, merletti (un fratello era decoratore di stoffe) e gioielli, così come le rappresentazioni di stoviglie e pietanze.

I

Un inno alla cultura materiale del Cinquecento, all’industria del lusso e all’amore per il bello, che Veronese nelle sue ormai “famose cene” – solo per citarne alcune, Cena in casa di Levi o Cena a casa di Simone – con vivacità e originalità, ne rappresentò l’eleganza, il fasto e il potere.

Testimonianze di una società opulenta, mondana e raffinata, quelle “cene” gli costarono una denuncia all’Inquisizione, ma anche imperitura fama. Piacquero oltremodo a Delacroix che dichiarò: “Io devo tutto a Paolo Veronese”. Lo sfarzo e la gioiosa teatralità, intesa perfetta di luogo e pittura, nelle Nozze di Cana hanno incontrarono sin da subito un enorme successo.

B

Sovrani e principi di tutta Europa iniziarono a chiedere copie dell’opera, l’interesse fu tale che i frati dovettero riunirsi in Capitolo il 17 dicembre 1705 e decidere di non concedere a nessuno il permesso di riproduzione del dipinto.

Le meravigliose lodi che si susseguirono nei secoli attraversarono le Alpi e arrivate in Francia, indussero Bonaparte a impossessarsi nel 1797 del capolavoro veneziano come risarcimento delle spese di guerra. La tela, tagliata in più parti allo scopo di facilitarne il trasporto, fu inviata a Parigi per essere ricomposta ed esposta al Louvre, dove è conservata ancora oggi. L’opera non fu mai restituita, nonostante le prescrizioni dei patti del Congresso di Vienna e le pressioni di Antonio Canova.

T

Nel 2007 è stata creata una copia dall’artista inglese Adam Lowe su di un supporto di tela di lino, grazie a sofisticate tecniche di ricostruzione digitale e collocata nella sua dimora originale, restituendo finalmente al luogo e ai visitatori quel prodigioso equilibro, compiuto dai maestri Palladio e Veronese.

V

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