Quintana di Ascoli Piceno, il Palio di agosto

Da primapaginaonline.it

E’ stato presentato questa mattina, in pinacoteca, ad una settimana dalla Quintana di agosto, il palio realizzato dal civitanovese Mauro Brattini e dedicato a San Francesco, ad ottocento anni dal suo passaggio in terra ascolana. Alla cerimonia, ovviamente, oltre ai tanti sestieranti, ai capisestiere ed agli appassionati, hanno partecipato anche il presidente del «Consiglio degli Anziani» Massimo Massetti, il sindaco Guido Castelli e il professore Stefano Papetti, al quale è toccato il compito di illustrare l’opera.

SAN FRANCESCO AL CENTRO – “La figura del ‘poverello’ di Assisi, con il saio e i piedi scalzi, campeggia al centro dello stendardo – ha spiegato Papetti – Le braccia, sollevate in un gesto di accoglienza, si protendono verso il cielo, emanando dei raggi che assumono la forma di tre uccelli. Le vibrazioni cosmiche che promanano dalla figura di San Francesco investono l’intero contesto architettonico, rendendo la piazza del Popolo il luogo dell’apparizione soprannaturale. L’espressione serena del frate, inoltre, suscita nell’osservatore la consapevolezza di poter trovare soccorso nella sua figura di intercessore a favore di una umanità disorientata e priva di valori. L’orchestrazione cromatica, giocata sui toni freddi dell’azzurro e del violetto contrapposti ai caldi colori della luce, riflette le consuetudini dell’artista marchigiano che affida a questi contrasti un alto valore simbolico».

11798119_10207148000207399_1569327334_n-675x250

IL RICORDO – Durante la cerimonia, inoltre, un bel gesto è stato quello compiuto dal Lions Club Host di Ascoli. L’associazione, infatti, ha donato alla Quintana un’opera dedicata ad Alvaro Pespani, il console di Sant’Emidio scomparso un anno e mezzo fa. Si tratta di un bassorilievo in terracotta bronzata, realizzato dall’ascolana Barbara Tomassini, che riproduce il mezzobusto di Pespani e che verrà posizionato ben presto nella sede di piazza Arringo, dove tutti i turisti e i visitatori potranno ammirarlo. Ciò, peraltro, nel giorno in cui il sestiere della Piazzarola ha dedicato il proprio ponte ad un altro personaggio storico della Quintana scomparso da poco, il console di Porta Solestà Emilio Nardinocchi.

Annunci
Pubblicato in Uncategorized | Contrassegnato , , | Lascia un commento

i

Online il nuovo numero della rivista!!!!!

www.sentierofrancescano.it

Pubblicato in Uncategorized | Contrassegnato | Lascia un commento

Festival dell’Appennino 2015 – Cammino sulle orme di San Francesco

Dalla Redazione del Picenotime.it 
La tappa del Festival dell’Appennino di venerdì 10 luglio tra Venarotta e Palmiano e dedicata al Cammino Francescano della Marca vivrà un’importate anteprima con l’inaugurazione di un tratto della nuova cartellonistica, realizzata dalla Provincia, proprio per i pellegrini che partecipano all’itinerario da Assisi ad Ascoli. I pannelli forniscono preziose informazioni sui bivi del tracciato, i tempi di percorrenza e i servizi limitrofi.
143636990153134
Alle 19, poco dopo la partenza dell’escursione dal Gazebo Comunale “V. Orsini” di Venarotta, verrà inaugurata alla presenza del Consigliere Provinciale Valentina Bellini e dei Sindaci di Venarotta Fabio Salvi e Palmiano Giuseppe Amici, la tabellazione apposta tra i due Comuni dell’Appennino.
“Esprimiamo grande soddisfazione – dichiarano i due Sindaci – per questo progetto che riguarderà l’intero percorso del Cammino Francescano e che valorizza dal punto di vista ricettivo e turistico tutte le località interessate“.
Lungo il percorso, presso Costa Amatocci, si potrà assistere al concerto “Parole e Musiche dell’anima” con il violoncello di Federico Bracalente e la voce recitante di Andrea De Santis e, all’arrivo, i partecipanti saranno accolti dal Consigliere Provinciale Alberto Antognozzi. A Palmiano sarà allestito un punto di ristoro curato con grande impegno dalla Pro Loco, dove saranno a disposizione vari menù a scelta con prodotti locali e tante prelibatezze.
Alle 22.30 è previsto il concerto conclusivo dell’iniziativa con l’esibizione della band “Riciclato Circo Musicale”, composta da musicisti provenienti da varie esperienze artistiche che suonano strumenti realizzati con materiali di recupero ed oggetti di uso comune.
Il prossimo appuntamento del Festival dell’Appennino domenica 12 luglio con escursione da Rigo a Pretare con “Le fate ignoranti”. Info www.festivaldellappennino.it 335-6223577
Pubblicato in Uncategorized | Contrassegnato , | Lascia un commento

Francesco e i topi di Assisi

14ATM06G01_01_05-kTtD-U430901075742834iBH-1224x916@Corriere-Web-Sezioni-593x443

«Dacia Maraini 2015» per la Milanesiana, testo letto il 27 giugno

C’è un quadro che rappresenta un San Francesco ancora giovane ma già provato dalla malattia, che a occhi socchiusi se ne sta seduto su un sasso, nell’orticello di San Damiano e sembra perso nei suoi pensieri. La leggenda racconta che proprio nel giardinetto del convento di San Damiano, una mattina del 1224 , dopo una notte di grandi sofferenze fisiche, vissute in una cella curiosamente «invasa dai topi», Francesco abbia buttato giù i versi di una delle più belle poesie della nostra letteratura. Il dettaglio dei topi mi ha colpita. E ho provato a immaginare cosa fosse successo quella notte.

Francesco, esausto per la febbre e per i dolori alle ossa, se ne sta disteso sul lettuccio nella piccola cella nuda. Improvvisamente sente un leggero fruscio che sale dal pavimento. Gira la testa e vede dei corpiciattoli neri, silenziosi che escono a decine da un pertugio nel muro e si spargono per il pavimento. Che ci siano topi in giro per il convento lo sanno tutti. Ma possibile che si siano dati appuntamento proprio nella sua cella? Quando li vede, neri e pelosi, accucciati sul pavimento, incuranti della sua presenza,Francesco ha un moto di ribrezzo. Non solo non badano a lui, ma sembrano talmente presi dalle loro faccende che squittiscono tranquillamente, si urtano, saltellano, sollevando e abbassando le lunghe code nere senza minimamente curarsi del suo corpo rattrappito dal dolore, disteso sulla brandina. Francesco chiude gli occhi, mormora una preghiera a fior di labbra e poi li riapre sperando di avere sognato. Ma no, i topi sono sempre lì, anzi nel frattempo si sono moltiplicati. Il pavimento è coperto di bestiole lanose che sembrano essersi raccolte in assemblea. Francesco trasale. «E se salgono sul letto e mi assalgono?» si chiede spaventato. Ma certamente il suo è un delirio dovuto alla febbre. Sto vedendo quello che non c’è, si dice, la mia è tutta immaginazione. E per rassicurarsi, si dà un pizzicotto sul braccio. Ma deve ammettere che no, non sta sognando né delirando. I topi sono lì e continuano a entrare da un buco in fondo alla cella. Più che un buco sembra una fessura appena visibile che si apre fra pavimento e parete. Entrano a due, a tre e si riuniscono agli altri. Ma cosa volete da me? grida Francesco, spaventato, mentre i dolori alle ossa, a quella vista si fanno più acuti.

Ma poi il suo animo contemplativo e gentile prende il sopravvento. Si solleva su un fianco, e con il capo dolente appoggiato a un gomito, si mette a osservarli con attenzione. Sono creature pure loro, si dice, sono creature di Dio. E piano piano, studiandoli attentamente, capisce che le bestiole sono divise in famiglie: un padre rotondetto e una madre un poco piu piccola , aiutandosi coi denti e con le code, tirano dentro i piccoli nati da poco: topolini grigi dalla coda rosa. Ma perché proprio nella sua cella? Le labbra gentili si allargano in un sorriso di tenerezza: forse quelle bestiole hanno saputo di lui, della sua amicizia verso gli animali. Non si racconta che ha parlato a lungo con un lupo? che ha predicato agli uccelli sui rami? E allora quale posto più sicuro che la sua cella per tenere una grande riunione famigliare? I topi, si sa, si moltiplicano rapidamente e ogni topolino che nasce dispone per lo meno di trecento cugini e trecento cugine. E poi ci sono gli zii, i nonni, le zie, le nonne. Ci vuole poco a fare un centinaio di creature.

Ma perché si sono riuniti oggi? Per festeggiare o per depredare? Francesco li osserva con attenzione appassionata e nota che piano piano hanno formato un cerchio e in mezzo al cerchio hanno posato un involto della grandezza di una mela. Quando tutti i topi sono seduti, uno di loro va a tirare coi denti e con le zampine lo straccio che chiude il fagotto. Gli altri topi tengono lo sguardo fisso su quei gesti veloci e sapienti. Infine i cenci sono caduti e nel mezzo del cerchio è apparso un grosso pezzo di formaggio appena intaccato dalla muffa che crea sui fianchi un colore fra il celeste e il rosa che fa pensare a un’alba primaverile. Che meraviglia di formaggio! All’ ordine di uno che sembra essere il capo, la prima fila di topi si avvicina al cibo e con i denti aguzzi ne gratta via una parte. Gli altri osservano e controllano nel silenzio più completo. Anche i più piccoli sono lì immobili e muti a fissare con occhi incantati l’appetitoso pezzo di cacio. Appena il primo cerchio ha finito, torna al suo posto formando un altro cerchio, spostato rispetto al primo. Ora tocca al secondo cerchio che si accosta a sua volta, ordinatamente, per rosicchiare ciò che gli spetta. E così via, fino al quinto, al sesto cerchio. Senza che nessuno dei topi, né piccoli né grandi, gratti con prepotenza più formaggio di quanto gli sia consentito . Infine, quando tutti hanno finito di rosicchiare e masticare, ecco che si ritirano in buon ordine verso l’ apertura nel muro e con pazienza, senza spingere, spariscono al di là della parete, facendosi piccoli per passare attraverso la fessura.

Solo un topo è rimasto nella cella e ora si accosta al letto del malato con fare delicato, come un vecchio saggio. Solleva in alto il capino dai lunghi baffi che gli tremano leggermente sul muso umido e guarda verso il santo con un atteggiamento riflessivo. Proprio come l’aveva guardato il lupo. Con amicizia e gratitudine. Non c’è bisogno di parole. Quegli occhi piccoli e dilatati, lucidi di gioia di vivere, gli dicono che la natura è bella, che il sole è un fratello, come sorelle sono la luna e le stelle, che l’acqua e il fuoco sono amici dell’uomo, ma anche dei topi. Poi, dopo avergli indirizzato un lieve e garbato inchino,come a dirgli:”ci scusi il disturbo, noi non siamo ossessionati dal cibo, abbiamo solo fame”, il topo si ritira anche lui al di là del muro. In terra non è rimasto niente, neanche un briciolo di cibo. Perfino lo straccio in cui era avvolto il formaggio è sparito. Nell’aria rimane solo un leggero odore di selvatico. Francesco sorride e sente che i dolori, misteriosamente sono andati via dal suo corpo febbricitante. Perciò si alza dal letto ed esce nel giardinetto di San Damiano, dove, seduto su una pietra al sole tiepido della nuova primavera, si accinge a scrivere quelle parole chiare e gentili, belle e fresche che ancora oggi ci comunicano un senso di fratellanza con la natura. Dobbiamo ringraziare i topi di Assisi?

Pubblicato in Uncategorized | Contrassegnato , , | Lascia un commento

InCanto sulla via di Francesco 2015 – Sentiero Francescano della Pace

Pubblicato in Uncategorized | Contrassegnato , | Lascia un commento

InCanto sulla Via di Francesco, evento a Valfabbrica

Il Comune di Valfabbrica, in collaborazione con la Parrocchia di S. Maria Assunta, il Coro Stone Eight di Perugia e l’Associazione Amici del Sentiero Francescano della Pace dà il via sabato prossimo 13 giugno alla terza edizione di “InCanto – Sulla via di Francesco”, una camminata lungo il tratto valfabbrichese del Sentiero Francescano che mette in sincronia i passi del camminare con le voci del cantare.

1

La suggestiva iniziativa aperta a tutti, molto apprezzata nelle sue due precedenti edizioni, prevede infatti di percorrere a piedi un tratto dell’antico Sentiero facendo tappa, di tanto in tanto, in luoghi significativi in ognuno dei quali un coro proporrà l’ascolto di alcuni brani cantati.

Così, dopo il ritrovo nella località valfabbrichese di Sambuco alle ore 15.30, il Coro “Stone Eight” di Perugia si esibirà all’interno della chiesina di San Marco, dando il via alla camminata verso la Barcaccia. Lì, presso la chiesa di San Benedetto attenderà i pellegrini il Coro “I Madrigalisti” di Perugia. Quindi si andrà alla volta di Valfabbrica, dove nella Badia di Santa Maria Assunta chiuderà la sequenza canora il Coro “Abbazia di San Pietro” di Assisi.

Si tratta di un’iniziativa dedicata alla valorizzazione del tratto di Sentiero Francescano della Pace che insiste sul territorio di Valfabbrica, offrendo una proposta che racchiuda in sé elementi legati, armoniosamente, alla scoperta delle bellezze paesaggistiche locali e alla cultura e spiritualità più tipicamente francescana. Un pomeriggio all’insegna dello star bene insieme, un tempo al di fuori del tempo in cui il camminare ed il sostare possono diventare strumento prezioso di relazione e di scoperta.

Don Antonio Borgo, parroco di Valfabbrica, curerà l’aspetto spirituale del percorso proponendo ai camminatori la triplice tematica: Creatore – Creato – Creatura. La rivista scientifica di francescanesimo umbro-marchigiano “Il Sentiero Francescano” curerà la documentazione dell’evento con anche delle riprese in diretta tv fruibili dalla sua pagina web.

L’iniziativa è aperta a tutti e, a conclusione, chi lo desidera potrà cenare all’aperto a Valfabbrica (€ 7,00). Un bus navetta di sola andata per la località valfabbrichese di Sambuco è in funzione dalle ore 14.30 presso la Badia di Santa Maria Assunta, adiacente il cimitero di Valfabbrica. Si raccomandano scarpe da trekking. Per qualsiasi altra informazione è possibile contattare il Comune ai seguenti numeri: 075 9029827 (Ufficio di Supporto agli Organi Politici) e 075 9029802 (Ufficio Turismo e Cultura).

Vi aspettiamo numerosi!

Pubblicato in Uncategorized | Contrassegnato , , | Lascia un commento

Cortometraggio vincitore del primo premio “raccontar scrivendo” 2015 – Casetta degli Artisti

Pubblicato in Uncategorized | Contrassegnato , , | Lascia un commento

Il Beato Paolino Bigazzini e il miracolo delle pere a Sambuco di Valfabbrica

Pubblicato in Uncategorized | Contrassegnato , , | Lascia un commento

Il Beato Paolino Bigazzini e il miracolo delle pere a Sambuco di Valfabbrica

Pubblicato in Uncategorized | Contrassegnato , , | Lascia un commento

LE NOZZE DI CANA DI PAOLO VERONESE

STORIA DELL’ARTE Attenzione: L’assunzione di queste video pillole può causare attacchi d’arte.

A

“Illusionista di genio nell’interpretazione della spazialità architettonica, ambientando a sua volta il tema sacro in una scenografia teatrale, per movimento di piani, disposizione al modo di quinta delle architetture (inequivocabilmente palladiane) sul fondo di cielo chiaro che apre la parete, studiatissima regia dei movimenti di gruppi di figure, e tutto entro un’esaltazione di colori timbrici luminosissimi…” Gino Damerini, L’isola e il Cenobio di San Giorgio Maggiore.

E

Le nozze di Cana furono realizzate nel 1563 per la parete di fondo del refettorio – una grandiosa sala edifica da Andrea Palladio – di San Giorgio Maggiore a Venezia, un complesso religioso fondato alla fine del X secolo da frate Giovanni Morosini. L’episodio raffigurato è tratto dal Vangelo di Giovanni e racconta del primo miracolo compiuto da Gesù nel villaggio di Cana durante una festa di nozze.

Opera di eccezionale ricchezza, non solo per le dimensioni, una tela di canapa di 7 metri per 10, ma anche per l’innovazione della resa iconografica del tema evangelico e per la presenza di un altissimo numero di personaggi, alcuni dei quali riconoscibili come contemporanei di Veronese. I brillanti e vivaci colori impreziosiscono infatti le esemplari riproduzioni di velluti, sete, lane, merletti (un fratello era decoratore di stoffe) e gioielli, così come le rappresentazioni di stoviglie e pietanze.

I

Un inno alla cultura materiale del Cinquecento, all’industria del lusso e all’amore per il bello, che Veronese nelle sue ormai “famose cene” – solo per citarne alcune, Cena in casa di Levi o Cena a casa di Simone – con vivacità e originalità, ne rappresentò l’eleganza, il fasto e il potere.

Testimonianze di una società opulenta, mondana e raffinata, quelle “cene” gli costarono una denuncia all’Inquisizione, ma anche imperitura fama. Piacquero oltremodo a Delacroix che dichiarò: “Io devo tutto a Paolo Veronese”. Lo sfarzo e la gioiosa teatralità, intesa perfetta di luogo e pittura, nelle Nozze di Cana hanno incontrarono sin da subito un enorme successo.

B

Sovrani e principi di tutta Europa iniziarono a chiedere copie dell’opera, l’interesse fu tale che i frati dovettero riunirsi in Capitolo il 17 dicembre 1705 e decidere di non concedere a nessuno il permesso di riproduzione del dipinto.

Le meravigliose lodi che si susseguirono nei secoli attraversarono le Alpi e arrivate in Francia, indussero Bonaparte a impossessarsi nel 1797 del capolavoro veneziano come risarcimento delle spese di guerra. La tela, tagliata in più parti allo scopo di facilitarne il trasporto, fu inviata a Parigi per essere ricomposta ed esposta al Louvre, dove è conservata ancora oggi. L’opera non fu mai restituita, nonostante le prescrizioni dei patti del Congresso di Vienna e le pressioni di Antonio Canova.

T

Nel 2007 è stata creata una copia dall’artista inglese Adam Lowe su di un supporto di tela di lino, grazie a sofisticate tecniche di ricostruzione digitale e collocata nella sua dimora originale, restituendo finalmente al luogo e ai visitatori quel prodigioso equilibro, compiuto dai maestri Palladio e Veronese.

V

Pubblicato in Uncategorized | Contrassegnato , | Lascia un commento